Salvatore Di Giacomo (1860-1934)
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(estratta da Wikipedia)Salvatore Di Giacomo
Salvatore Di Giacomo (Napoli, 12 marzo 1860 – Napoli, 4 aprile 1934) è stato un poeta, drammaturgo e saggista italiano. Fu autore di molte notissime poesie in lingua napoletana (molte delle quali poi musicate) che costituiscono una parte importante della cultura popolare partenopea. È molto apprezzato come novelliere nero.
Insieme ad Ernesto Murolo, Libero Bovio ed E. A. Mario è stato un artefice della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana.
Biografia
Figlio di un medico e di una musicista, Di Giacomo frequentò per volere della famiglia la facoltà di medicina, ma nel 1886 abbandonò gli studi per diventare redattore della pagina letteraria del Corriere del Mattino. In seguito lasciò il Corriere e passò al Pro Patria prima e alla Gazzetta poi. Fu tra i fondatori, nel 1892, della nota rivista di topografia ed arte napoletana Napoli nobilissima.
Dal 1893 ricoprì l'incarico di bibliotecario presso varie istituzioni culturali cittadine (Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Maiella, Biblioteca universitaria, Biblioteca nazionale). Nel 1902 divenne direttore della Sezione autonoma Lucchesi-Palli della Biblioteca nazionale e dal 1925 al 1932 ricoprì la qualifica di bibliotecario capo.
Era nonno del percussionista Gegè Di Giacomo.
L'adesione al Fascismo
Aderì al Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925 e fu nominato Accademico d'Italia nel 1929.
I successi
Alcuni suoi versi del 1885, non particolarmente amati dall'autore (tanto da non essere inseriti nelle raccolte da lui curate personalmente), sono stati musicati dal compositore abruzzese Francesco Paolo Tosti per quella che resta una delle più famose canzoni in dialetto napoletano, Marechiaro, e dal musicista tarantino-napoletano Mario Pasquale Costa di cui ricordiamo le bellissime Era de Maggio e Luna Nova.
Tra le tante canzoni di successo di cui scrisse il testo ci sono anche Era de maggio, Luna nova, Palomma 'e notte, Carulì, 'E spingule francese.
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